Proposta di alcuni dei corsi di formazione già sperimentati in diverse organizzazioni e che possono diventare la mia offerta di formazione a catalogo.

 

Quest’anno sono stato invitato e parteciperò al Forum Non Autosufficienza, l’evento che si svolge a Bologna e che è diventato negli anni il punto di riferimento nazionale per i professionisti e gli operatori dei servizi alla persona.

 

Pubblico un estratto dall’introduzione al libro che ho curato: “Compagni di diritti. La convenzione ONU sui i diritti delle persone con disabilità spiegata ai bambini delle scuole primarie”

 

Quello del dilemma del prigioniero è un classico problema della teoria dei giochi, ed in particolare appartiene a quelli che vengono definiti i giochi non cooperativi: i giochi non cooperativi sono quelli nei quali non è possibile accordarsi tra i giocatori per definire strategie vantaggiose per tutti.

 

Quella della parola e del linguaggio verbale è una pratica fortemente inscritta in tutte le pratiche lavorative e quindi nel lavoro all’interno delle organizzazioni. Che si lavori come artigiano, operaio, medico o professore, il parlare, e il parlare in modo competente e adottando un linguaggio adeguato alla propria professione, è una delle competenze professionali che si devono necessariamente esprimere. (Gli argomenti di questo post sono sviluppati nel libro "Disabilità, famiglia e servizi")

 

Nell’ambito di un corso di formazione per operatori di servizi per la salute mentale abbiamo proposto un’attività che aveva lo scopo di far ragionare su cosa sia un prodotto e di quale contenuto immateriale abbiano anche prodotti all’apparenza esclusivamente materiali.

 

Dopo aver parlato di legami organizzativi e di processi di costruzione di senso, nell'ultima parte di questo lungo post provo a definire quelle che si potrebbero chiamare le organizzazioni temporanee. (Gli argomenti di questi post sono sviluppati nel libro "Disabilità, famiglia e servizi")

 

Mi pare che un concetto come quello di mission sia particolarmente scivoloso e che ognuno lo interpreti, e soprattutto lo concretizzi, in modi differenti. A prescindere da come lo si concepisca, la cosa che credo sia in ogni caso importante è che un gruppo di persone si ritrovi per discutere quali siano i fondamenti e lo scopo del proprio stare insieme, e trovi dei modi adatti a loro per comunicarlo all’esterno.