La retorica che da diversi anni guida il lavoro che fanno i servizi (non solo quelli per persone con disabilità) è “mettere al centro la persona“. Questa ottica rappresenta certamente ciò che va fatto, ma precisando meglio qual è la persona che si mette al centro e quindi a fondamento del proprio lavoro: è una persona descritta dall’esito di complessi processi diagnostici e dai bisogni che individuano gli operatori e che definiscono in modo univoco i percorsi da intraprendere, oppure in questa rappresentazione si dà spazio ai desideri delle persone di cui ci si occupa come punto di partenza per la costruzione di progetti personalizzati?
 
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